Poco fuori dell'abitato (lato levante) esistevano le fornaci delle calcine, testimonianza di un'attività a cui gli spotornesi si dedicarono fin dal XV secolo e che, raggiunto il suo massimo sviluppo fra Ottocento e Novecento, fu progressivamente abbandonata dopo le seconda guerra mondiale. Negli ultimi decenni del secolo XIX a Spotorno erano attive otto fornaci che producevano 50.000 quintali di calce all’anno ed occupavano circa ottanta persone. L’intero ciclo di produzione durava, tra il caricare le pietre e accendere la fornace e farla ardere giorno e notte circa venti giorni.
Nell'immagine qui sopra l'ultima fornace di Spotorno, abbattuta nel 2003 per la successiva edificazione di alloggi di civile abitazione e box interrati.
Arrampicato sulle montagne, il castello proteggeva il borgo dalle invasioni e dalle guerre.
Fu attaccato e parzialmente abbattuto come, ad esempio, nel corso della guerra nel 1226 tra impero e Repubblica di Genova dai nolesi che alleati a Genova invasero e saccheggiarono il borgo.
Oggi del castello non restano che le rovine dalle quali è possibile ammirare il panorama da un punto di osservazione ottimale.
A fini difensivi in epoca successiva furono erette le torrette di avvistamento di cui ancora oggi possiamo osservare le rovine sulle alture intorno a Spotorno. Costruite verso la fine del cinquecento servivano per avvistare per tempo le galere turche e consentire a chi non poteva combattere di rifugiarsi presso il castello.